Questo. Punta Ala, cinquant’anni fa, giusto cinquant’anni fa. Con altri giovani radicali, si va a trovare Emma, che ha preso una casa per sé e per le bambine in riva al mare. Le due bambine, Aurora detta Ciucci e Rugiada, sono bellissime. Rugiada è molto piccola, una neonata. Emma la tiene in braccio e le canta una ninna nanna bellissima:
E disse agli uccelletti che non cantassero
perché la bella perché la bella potesse dormir.
Questo voglio ricordare intanto, di Emma Bonino. E poi la salopette di jeans e i sabot rossi. E, certo, anche le sigarette che l’hanno fatta ammalare e che hanno fatto ammalare Marco Pannella (ma era ed è lo spirito del tempo, e per favore, chiunque legga, non batta su questo tasto). Perché questo ricordo nel momento in cui l’ho conosciuta, appunto cinquant’anni fa, e per me nel momento in cui l’ho incontrata per la prima volta a via di Torre Argentina, gli occhi azzurrissimi, la zazzera castana e appunto la salopette, era già una creatura del mito, la ragazza che non aveva paura di farsi arrestare per affermare il diritto delle donne di poter scegliere.
Chiunque oggi prenda parola per ricordare Emma dovrebbe ricordare quella ragazza coraggiosa che sfida la galera e mezza opinione pubblica per le altre donne. Dovrebbe omaggiarla e ricordare quanto le dobbiamo.
E amarla, la bella che ora dorme.
